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Nativi digitali e nuove dipendenze patologiche

Oggi capita spesso di sentire dei genitori lamentarsi dei propri figli nativi digitali perché “dipendenti dal telefonino”. Stando ad un recentissimo studio della British Heart Foundation, solo un ragazzo della “iPhone generation” su dieci, sarebbe attivo fisicamente a sufficienza per non andare incontro a dei rischi per la propria salute psicofisica: quindi qualcosa di più di un semplice sfogo in famiglia fatto da genitori a volte stressati.

Questo ed altri precedenti studi sul tema incominciano a delineare meglio un disturbo, la “dipendenza dal telefonino” che potrebbe essere anche serio, quanto lo sono quelli legati all’alcol ed alla droga.

Il dott. Jay Watts, psicologo clinico e psicoterapeuta, sostiene che la dipendenza, intesa come “abitudine persistente e compulsiva a fare qualche cosa”, è la stesso, sia che si tratti di dipendenza sostanze stupefacenti che di “dipendenza da telefonino”. In questo caso, è ancora più allarmante se solo si considera che, se da un lato i genitori tendono a demonizzare questi dispositivi, dall’altro lato se ne servono per tenere tranquilli i propri figli quando non possono, o non vogliono, giocare con loro.

La dottoressa Catherine Steiner-Adair, ricercatrice alla Harvard Medical School ed autrice del best seller “The Disconnect: Protecting Childhood and Family Relationships in the Digital Age” sostiene che il segreto per evitare che l’utilizzo di telefonini e smartphone possa trasformarsi in un comportamento nocivo per i ragazzi, è proprio quello di non trasformare questi dispositivi in degli oggetti di distrazione da potersi utilizzare in ogni occasione.

«Specialmente tra i 3 e gli 10 anni, i bambini apprendono attraverso il gioco, quindi è importante che giochino, ma cercate di tenerli impegnati a fare attività manuali, anziché lasciarli di fronte ad uno schermo» puntualizza la dottoressa Steiner-Adair, rivolgendosi ai genitori.

Anche quando i bambini crescono è sempre opportuno ritardare l’acquisto dei gadget elettronici ad uso solo personale: bisogna, piuttosto cercare di tenere in casa dei dispositivi condivisi, e ciò vi potrà servire anche come scusa (“altri debbono utilizzarli”) per toglierglieli di mano quando vi accorgete che ci perdono sopra troppo tempo.

Infatti se si nota che il bambino non riesce a controllarsi quando ha a che fare con telefonini, tablet e videogiochi, che diventa nervoso quando è lontano dallo schermo del telefonino o dell’ iPad, allora ci si dovrebbe incominciare a preoccupare che possa soffrire di una forma di dipendenza.

Altri segnali di allarme subdoli, secondo la dottoressa Steiner-Adair, sono «se un bambino mente riguardo all’utilizzo che fa del computer, non va a scuola, evita le attività sociali, è stanco, irritabile e diventa difensivo quanto lo si interroga sulle attività svolte online, allora si potrebbe essere di fronte ad un problema di dipendenza».

Tuttavia, seppure l’utilizzo dei telefonini, degli smartphone e dei tablet spesso viene vissuto come un disagio inter-generazionale è comunque opportuno ricordare che «un uso moderato ed intelligente di questi dispositivi non è nocivo per i propri figli. Quindi non è il caso di allarmarsi o non essere flessibili con i vostri figli. Ci vuole solo moderazione e buon senso, senza dimenticare che alcuni studi sostengono che i video giochi aiutano i bambini ed i ragazzi a mantenere l’attenzione e sviluppare i riflessi», conclude la dottoressa Steiner Adair.

Come sempre, poi, é fondamentale dare il buon esempio: i bambini apprendono più dai comportamenti di chi gli sta vicino che dalle prediche o dagli ammonimenti.

Foto: Scott Beale / CC (BY-NC-ND)