sintomo della depressione, disturbi alimentari e stress

Depressione, disturbi alimentari e stress: scoperto il legame

Recenti studi sulla ketammina (o, meno correttamente, ketamina) avevano già dimostrato che questa sostanza, assunta a dosaggi sub-anestetici, può portare ad un rapido e deciso miglioramento del tono dell’umore dei soggetti depressi. Più recentemente, un gruppo di ricercatori della Yale University ha preso in esame il legame esistente tra depressione ed il mangiare in modo eccessivo. Ha constatato che la ketammina è anche in grado di migliorare questo disturbo alimentare, generalmente considerato come causa o sintomo della depressione stessa.

Questa ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati su The Journal Neuropharmacology, ha evidenziato che quelle persone che tendono a mangiare in modo eccessivo quando sono sottoposte a stress, corrono maggiori rischi di depressione ed ansia.

Gli scienziati americani ha quindi trattato la depressione di un campione di topi da laboratorio somministrando loro della ketammina. A tal fine, gli animali sono stati anche sovra-alimentati con cibo ad alto contenuto lipidico. Pare che la ketammina abbia contribuito a contrastare gli effetti della loro depressione nello stesso modo in cui tale farmaco agisce sulle persone che soffrono dello stesso disturbo.

I ricercatori stanno già lavorando per poter validare l’applicabilità di questi risultati anche sull’essere umano, ed i risultati potrebbero arrivare a breve.

«Questo studio conferma l’esistenza di un legame tra un comune disturbo alimentare, quello del mangiare eccessivamente, e lo stress e l’ansia cronici», sostiene Ronald Duman, uno degli autori della pubblicazione e della ricerca. «Inoltre, disturbi alimentari e regimi alimentari ricchi di grassi potrebbero aumentare il rischio di depressione e di diabete di tipo 2», afferma lo stesso Duman, che è anche professore al Elizabeth Mears and House Jameson.

Lo studio, evidenzia inoltre che la ketammina è altresì efficace nell’alleviare i sintomi della depressione nei pazienti che da parecchi anni combattono contro questa malattia: infatti, pare essere in grado di aiutare a ripristinare il funzionamento di alcuni sistemi neurotrasmettitoriali che vengono alterati da depressione e stress cronico attivando la mTOR, una proteina-chinasi che regola la crescita, la proliferazione, la motilità e la sopravvivenza delle cellule, la sintesi proteica e la trascrizione (trascrizione è l’inizio di quel processo che porta alla sintesi di peptidi o proteine funzionali).

La mTOR, inoltre, ha un ruolo essenziale, nella regolazione del bilancio energetico del corpo e del suo peso, e ciò spiegherebbe anche perché i pazienti affetti da diabete ed altri disturbi metabolici siano più inclini alla depressione.

Tale ricerca si è anche prefissa di studiare l’esistenza di un eventuale legame tra regime alimentare e depressione. Per verificare questa loro ipotesi, i ricercatori hanno nutrito dei topi di laboratorio con alimenti ad alto contenuto di grassi e con dosi di cibo sei volte superiori al loro fabbisogno energetico medio. Dopo solo quattro mesi di esperimento, delle radiografie fatte al cervello dei roditori, hanno mostrato che le connessioni sinaptiche ed il metabolismo degli animali non funzionavano più normalmente, e che i topi mostravano i sintomi di depressione ed ansia.

In conclusione, sebbene l’ansia e la depressione avessero ricevuto un temporaneo sollievo dall’assunzione (abbondante) del cibo -il che è scientificamente dimostrato- secondo questi risultati, è altrettanto vero che, nel medio-lungo termine, questo comportamento produce poi ad un negativo circolo vizioso.

Foto: amanky  / CC (BY-NC-ND)