trapianto dell'utero nell'uomo

Parto: una prerogativa non più solo femminile

Tra non molto il genere femminile potrebbe perdere la sua principale prerogativa: quella di dare origine la vita. Ancorché occorra aspettare certamente per almeno un paio di anni per avere delle certezze o per avere risultati verificabili, un gruppo di medici – guidato dalla dottoressa Katrine Chung, della California’s Keck School of Medicine – non ha dubbi sulla fattibilità di un trapianto dell’utero sull’uomo.

Secondo quanto la stessa ha affermato alcuni giorni fa, sembrerebbe addirittura che questo gruppo di medici stia già selezionando dei candidati per la sperimentazione.
Ma cosa ha spinto questa comunità medica americana a tale tipo di ricerca? Deriva probabilmente dal primo trapianto di utero eseguito la scorsa settimana alla Cleveland Clinic su di una donna: intervento dovuto all’esigenza di trapiantare quest’organo su donna che non aveva l’utero o che lo aveva malformato.

Un  tale intervento sul genere maschile implicherebbe il superamento di non pochi problemi. Agli ovvii problemi connessi alla vascolarizzazione necessaria ad alimentare con il sangue l’utero (vascolarizzazione indica la formazione delle reti arteriosa e venosa nell’embrione), si aggiungono quelli ormonali per cui, in tal caso, sarebbe necessario ridurre nell’uomo il testosterone ed introdurne nello stesso uomo il progesterone e gli estrogeni necessari alla gravidanza.

«Da un punto di vista tecnico, l’ostacolo più grande dopo un trapianto sarebbe l’impianto di un embrione coltivate in vitro per il nuovo grembo. Solitamente fatto tramite la cervice naturale, probabilmente richiederà una vagina chirurgicamente costruita per essere connesso all’utero, cosa che non è mai stata tentata finora, ma che non è teoricamente una grande impresa chirurgica» spiega la dottoressa Karine Chung.

Al momento, la ricerca è ancora nella fase embrionale, ed è perciò ancora presto per trarre delle conclusioni; ma se dovesse portare ai risultati sperati dai ricercatori, si dovrà poi inevitabilmente fare i conti anche con gli aspetti etici e religiosi e sociali, che trapianti di questo tipo inevitabilmente comportano.

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