segnali del cancro

E’ giapponese il primo sensore in grado diagnosticare il cancro dall’alito

In un futuro non troppo lontano, la tecnologia potrebbe rendere possibile il controllo del proprio stato di salute semplicemente collegando un sensore al proprio smartphone o dispositivo portatile.

Tale rivoluzione sarebbe a vantaggio non solo della popolazione, che avrebbe a disposizione uno strumento in grado di eseguire una diagnosi precoce ed indolore delle malattie, ma anche della sanità pubblica che, grazie a delle diagnosi più precoci, potrebbe risparmiare in termini di cure e prestazioni da erogare.

E’ stato il National Institute for Materials Science (NIMS) di Tsukuba, Giappone, che ha sviluppato il primo sensore in grado di rilevare alcune tipologie di tumori dall’alito delle persone.

Per mettere in pratica questo progetto in NIMS ha collaborato con un gruppo di organizzazioni nipponiche, ma non solo: la Knyocera, la NEC, la Sumitomo la Seika Chemicals Co., l’università di Osaka ed un produttore di apparecchiature di precisione in Svizzera.

Il modo in cui questo sensore è in grado di funzionare è molto semplice: un microchip di pochi millimetri quadrati è in grado di rilevare se nelle particelle di vapore emesse durante l’espirazione ci sono delle sostanze tipiche del cancro, i dati ricavati vengono quindi inviati ad uno smartphone o ad un altro dispositivo su cui sia installata un’applicazione in grado di elaborare i dati ricevuti e visualizzare la diagnosi sul dispositivo sotto forma grafica.

Secondo i ricercatori del NIMS, è probabile che questo tipo di sensori siano in grado di distinguere tra i diversi tipi di cancro e, potenzialmente, anche di permettere un’individuazione precoce di altre malattie quali il diabete, le malattie del fegato e le malattie dei reni.

Tale notizia non è poi così sensazionale se pensiamo che già qualche anno la medicina aveva riconosciuto il prezioso ruolo che il fiuto del cane ha nell’individuare la malattia tumorale. Pare infatti che i cani abbiamo percezione olfattiva della tumore alla prostata che è fino a 5 volte più efficace del test del Psa, un test che è in grado di individuare gli aumenti anomali di questa proteina in presenza di tumore.

Al momento il sensore giapponese costa qualche centinaio di JPY e non può essere prodotto in grandi quantità, si prevede quindi che ci vorranno circa sei anni per sviluppare un dispositivo di uso commerciale. 

Scritto da: Robert Main

Pubblicato il: 10/1/2016

foto: flickr photo by NASA’s Marshall Space Flight Center shared under a Creative Commons (BY-NC) license