Settimana mondiale del cervello: è possibile recuperare i ricordi dei malati di Alzheimer

Chi soffre del morbo di Alzheimer potrebbe non aver “perso” i propri ricordi,  potrebbe più semplicemente avere difficoltà ad accedervi. Così alcuni i ricercatori hanno cominciato la presentazione di un nuovo trattamento che un giorno potrebbe offrire una cura per i problemi legati alla demenza senile.

Il Premio Nobel Susumu Tonegawa ha eseguito degli studi sui topi che hanno dimostrato che stimolando le aree specifiche del cervello con la luce blu, è possibile far tornare in mente quei pensieri che risultavano come non più disponibili o dimenticati. Questi risultati sono stati pubblicati mercoledì 16 Marzo e offrono le prime prove che il morbo di Alzheimer in realtà non distrugge alcuni ricordi, piuttosto li rende inaccessibili. Il dottor Tonegawa si è pronunciato molto positivo riguardo alla possibilità di trovare una cura, soprattutto sottolineando l’evidenza che al primo stadio della malattia i pazienti non hanno ancora perso le loro facoltà mentali.

La squadra scientifica di di Tonegawa per i suoi studi ha utilizzato topi che erano stati geneticamente modificati per presentare sintomi simili a quelli degli esseri umani affetti dal morbo di Alzheimer – una condizione degenerativa del cervello che colpisce milioni di adulti in tutto il mondo.

Esaminando la struttura fisica del cervello dei topi, i ricercatori hanno notato che le persone affette dalle condizioni di Alzheimer, aveva meno spine dendritiche – condotti attraverso i quali si formano le connessioni sinaptiche. Attraverso la stimolazione luminosa ripetuta, però, era possibile vedere un aumento del numero di spine a livelli arrivando a essere indistinguibili dai topi normali e non malati.

«I ricordi dei topi sono stati recuperati attraverso un segnale naturale», ha detto Tonegawa, riferendosi a questo processo di stimolazione luminosa. «Questo significa che i sintomi della malattia dell’Alzheimer nei topi sono curabili, quantomeno nelle fasi iniziali».

La stimolazione ottica delle cellule cerebrali – una tecnica chiamata “optogenetics” –  è stata precedentemente utilizzata nei trattamenti psicoterapeutici per malattie mentali come la depressione e il disturbo da stress post-traumatico.

Immagine: bzztbomb / CC ( BY-NC )