malati del morbo di Alzheimer

Un bicchiere al giorno toglie l’Alzheimer di torno?

Il morbo di Alzheimer é la forma di demenza più diffusa: nel mondo colpisce circa 25 milioni di persone e, solo in Italia, si registrano più di 600.000 casi di questa malattia.

I soggetti col morbo di Alzheimer che bevono due/tre unità (U.A.) di vino al giorno, hanno minori probabilità di morire di chi non ne beve affatto, o di chi ne beve di più. Due/tre unità alcoliche, equivalgono a circa un bicchiere di vino, o una pinta di birra o un doppio gin and tonic.

Questo è stato l’eclatante risultato a cui è pervenuto uno studio della University of Copenhagen, ma sono ancora più eclatanti le conclusioni che ha tratto il dott. Andrew Sommerlad, della University College di Londra.

Il dott. Sommerlad sostiene, infatti, che «questi risultati non riguardano tanto l’alcol, quando piuttosto l’atmosfera al bar che aiuta a mantenere il cervello giovane. Il contatto sociale è molto importante, e ci sono forti evidenze le quali indicano che esso potrebbe aiutare a prevenire il declino cognitivo».

Questo esperimento degli studiosi della University of Copenhagen è stato condotto su un gruppo di trecentoventun persone con il morbo di Alzheimer in fase iniziale. Di questi soggetti, l’8% erano astemi, il 71% erano bevitori occasionali, il 17% erano moderati consumatori di alcol, il 4% bevevano più dell’equivalente di un bicchiere al giorno di alcol (assumevano circa 3 unità alcoliche). Cinquantatré pazienti di questo gruppo sono morti durante il periodo di osservazione.

Benché i ricercatori che hanno lavorato al progetto ritengano che i risultati cui sono pervenuti siano attendibili, e che, quindi, un moderato consumo giornaliero di alcol aiuti il malati di Alzheimer a ridurre le loro probabilità di morte, più cauta si mostra la comunità scientifica internazionale.

Secondo la dott.sa Paula Phipps del Alzheimer’s Research UK, «seppure questi studi evidenzino una tendenza generale, è difficile stabilire cosa sia la causa e cosa sia l’effetto, così come è difficile capire quanto fattori esterni all’esperimento, quali la cura medica ed il passato dei pazienti tenuti sotto osservazione, possano aver influito sui risultati».

Foto: masha_k_sh / CC (BY-NC-ND)